"GELOSIA"

Un tarlo. Sì un tarlo! Rode dall’interno la mia mente.
Scava paziente e senza sosta chilometri di gallerie.
Bombarda dall’alto il mio cuore, secca malignamente la gola.
Gelosia ?
Pensavo di non soffrirne e invece ora mi sazio di lei.
Abbevero la mia coscienza di mera e crudele gelosia.
Ciò che prima era mio ora lo vedo anche di altri.
E accarezzavo la cosa come fa il padrone col gatto.
Povero illuso, imbecille degli imbecilli, egoista senza cervello.
I figli non sono dei genitori, i figli sono della vita.
I figli sono l’impronta che dobbiamo lasciare del nostro passaggio.
Sono uccelli che imparano a volare e come uccelli lasciano il nido.
Staccati da loro, cresci, gioisci della loro vita, saziati delle loro gioie.
E perdonali se nel loro cammino verso la maturità non si volteranno indietro.
Guarda dentro di te e rivediti nei panni del figlio, ciò che loro fanno tu hai fatto.
Proverò, giuro che proverò, ma sfido tutti voi a non riconoscersi in questi versi.
L’albero della mia vita ha affondato le sue radici.
Steso i suoi rami al vento aspettando la primavera.
Nuovi frutti cresceranno e molti semi cadranno a terra.
Altri alberi cresceranno.
Altre vite inizieranno.
Nascere.
Vivere.
Creare.
Morire.
Per te…Per loro

-Pepito-